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Archeologia e cibo: un binomio in voga

Che sapore aveva il cibo degli egizi? Quali erano gli odori di un antico mercato fenicio?

10 giu 2014 Le ultime dal mondo del catering - Tempo di lettura: min.

catering
Il simposio etrusco, angolo del museo Etrusco di Volterra
Che sapore aveva il cibo degli egizi? Quali erano gli odori di un antico mercato fenicio? E a questo tipo di domande che cerca di rispondere, negli ultimi tempi, l’archeologia del cibo.

Una tendenza fuori dagli schemi? Una moda passeggera? Un capriccio eccentrico?

In realtà il binomio tra archeologia e cibo è un progetto che affonda le sue radici in studi scientifici e che vede lavorare, gomito a gomito, archeologi, storici e cuochi per studiare, analizzare e divulgare saperi che danno struttura e sapore a periodi della storia dell'uomo, che diversamente non sarebbe possibile comprendere. Un approccio alle meraviglie del passato che usa i sensi e il gusto per rapportarsi in modo anche personale con i colori, i profumi e i sapori relativi ai banchetti fastosi dell'antichità come alla genialità dei cibi più popolari.

Quel cibo che ritroviamo nell’Iliade e nell’Odissea ha segnato l’inizio di un concetto di gastronomia che ha percorso millenni, contaminandosi culturalmente e rinnovandosi di continuo fino a diventare Cucina italiana.

Da qui nascono una serie di studi, iniziative e progetti editoriali portati avanti da associazioni, professori universitari e, nella maggior parte dei casi, sostenuti dalla stessa Soprintendenza ai Beni Culturali che raccontano, attraverso il cibo, la storia dell’umanità attraverso i millenni.

Ecco allora che Musei, parchi archeologici, ristoranti e club si trasformano in luoghi in cui riproporre cene legate alla cucina antica, alla scoperta di percorsi gastronomici insoliti e originali, che hanno il merito di raccontarci le radici delle nostre abitudini alimentari odierne.

Ecco allora qualche spunto per chi si volesse cimentare in un banchetto a tema dal sapore antico.

Il banchetto egiziano

Anche se non ci sono ricettari dell'antico Egitto, per cui non è semplice riuscire a cucinare "all'egiziana", possiamo avere un'idea di cosa mangiavano gli egizi dai cibi depositati nelle tombe o dipinti sulle pareti. Grande protagonista era il pane, presente ovunque e in tante forme: circolare, triangolare, conico, a ciambella; per i bambini, esistevano anche pani a forma di animali e di figure umane. Così come gli egizi, la vostra cena dovrà prediligere piatti a base di porri, fagioli, ceci, lattuga, fichi e datteri, il tutto annaffiato con abbondante birra; il rifornimento di proteine, invece, dovrà essere assicurato da piatti di carne di bue, capra, montone e volatili. Inoltre, già nell’antico Egitto era molta diffuso l’uso della bottarga, un tipo di caviale ricavato dalle uova di pesce. Il dolce, invece, dev’essere a base di pasta di pane con aggiunta di miele, datteri e uva passa.

Una cena etrusca

I veri progenitori della cucina toscana furono gli Etruschi che presso i Romani ebbero fama di grandi bevitori dediti ai piaceri della mensa: ecco allora che per omaggiare la terra d’Etruria potete preparare piatti a base di farro, lenticchie, ceci e fave. Inoltre cacciagione (cervo e cinghiale) o carne di bovini e suini non possono mancare, come la bevanda simbolo dei banchetti etruschi: il vino. Proveniente dalla Grecia nel corso del VIII secolo a.C. si tratta di un vino che non poteva essere bevuto pretto, perché fortissimo; doveva essere mescolato con abbondante acqua, miele e spezie o formaggio grattugiato.

La grande abbuffata romana

Quello che sappiamo oggi ci arriva principalmente dal ricettario di Apicio, un noto gastronomo di età Imperiale, che scrisse: "De re coquinaria" da dove possiamo trarre la maggiore conoscenza sulla cucina romana antica. L’ingrediente principale della cucina Romana era il "garum" una salamoia usata, probabilmente, al posto del sale, molto costosa e difficile da trovare. Il pepe, il cumino e il ligustico erano le spezie più usate e i "piatti forti" erano a base di carne, principalmente il maiale.

Una caratteristica della cucina dell’antica Roma era l’accostamento di sapori contrastanti tipo il dolce con il piccante o il dolce con lo speziato. Per riproporre un banchetto in puro stile romano optate per un antipasto a base di zucca, uova sode, olive verdi e nere, verdure varie, lumache, il tutto accompagnato dal "mulsum", il vino al miele. I piatti principali, devono essere a base di carne o pesce: aragoste, ostriche, murene, pollo, lepre, vitello o maiale. Non dimenticate pane e focacce, alimenti sempre presenti sui banchetti romani.

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